Le cime e le valli di sempre, ma con sembianze spesso diverse da quelle che oggi possiamo osservare, il piacere epico del salire in quota, immortalato attraverso immagini che ci riportano agli albori del nascente turismo alpino
Pietro Durando (1877-1959). Nato in una borgata di San Damiano Macra (Reboissino?), Pietro Durando perde la madre quando ancora è bambino. Viene allevato da una zia che è sposata con Osvaldo Talamini, un veneto finito nella Granda che di mestiere fa l’ottico e gira le piazze della provincia per ridare alla gente la possibilità di vederci qualcosa. Pietro eredita l’attività dello zio. Batte i mercati di paese, ma apre anche un “negozio” per la riparazione degli occhiali: un bugigattolo sotto i portici di Piazza Galimberti. Per la testa ha due grandi balin che girano: la fotografia e la montagna. Sono gli anni in cui la borghesia cuneese inizia a esplorare le valli che circondano il capoluogo. Sul volume Montagne Nostre pubblicato nel 1974 per il centenario della fondazione della Sezione di Cuneo del CAI c’è una foto, scattata nel giugno del 1914 al Lago Sella Superiore, in cui Pietro Durando compare insieme con la guida Andrea Ghigo detto “il Lup” e ai compagni di gita Ellena, Brugnoli, Uderzo, Dho, Galbiani. Dall’archivio di Pietro Durando saltano fuori immagini di gite familiari al Monte Tamone, alle Gorge della Reina sopra Entracque, alla sorgente della Dragonera a Roaschia, al castello di Montemale, a Fontana Cappa in Bisalta. Insieme ci sono numerosi scatti di uscite alpinistiche all’Argentera, al Gelas, al Monviso… Il periodo è quello degli anni Venti del Novecento. Tra il materiale giunto in eredità alle nipoti Anna Maria Canale ed Elena Durando ci sono numerose foto stereoscopiche.
Si tratta di doppie immagini di un medesimo soggetto, realizzate generalmente con una fotocamera binoculare dotata di obiettivi paralleli, che una volta sviluppate possono essere stampate su lastre di vetro. Con l’ausilio di un visore stereoscopico viene creato un effetto di tridimensionalità. Gli scatti di Pietro Durando, che appartengono all’ultimo periodo dell’epoca pionieristica dell’esplorazione delle montagne cuneesi, ritraggono alpinisti in giacca e gilet, cappello di feltro sempre in testa, fasce mollettiere dal ginocchio in giù. Le signore sfoggiano ampie casacche e gonne a metà polpaccio, spesso vezzosi copricapi. Negli sguardi dei primi a prevalere è la fierezza, le seconde hanno spesso espressioni trasognate o divertite. Nelle foto di gruppo, non si può che ammirare la cura nella disposizione dei soggetti: nulla è lasciato al caso e alla spontaneità, con il risultato di enfatizzare al massimo la solennità del momento. Le cime e le valli di sempre, ma con sembianze spesso diverse da quelle che oggi possiamo osservare, il piacere epico del salire in quota, immortalato attraverso immagini che ci riportano agli albori del nascente turismo alpino: le fotografie dell’Archivio Durando, fissano situazioni e momenti che nel loro insieme ci offrono un quadro completo di quanto profonda sia stata la trasformazione della montagna cuneese e della sua frequentazione nell’ultimo secolo.