Tranchero Giorgio

Giorgio trasformò la montagna in una vera scuola di vita, distinguendosi per determinazione, talento e profonda sensibilità umana. La sua figura continua ancora oggi a ispirare chi vive la montagna come luogo di libertà, ricerca e amicizia.

Giorgio Tranchero nacque a Cuneo il 27 dicembre 1938 e crebbe nel centro storico della città, in una famiglia semplice ma profondamente legata ai valori del lavoro e della determinazione. Dopo aver frequentato con profitto l’Avviamento Industriale, iniziò presto a lavorare, distinguendosi per intelligenza, intraprendenza e capacità relazionali. Fin da giovane manifestò una forte personalità e uno spirito indipendente che lo portarono ad avvicinarsi al mondo della montagna con entusiasmo e curiosità.

A partire dal 1954 iniziò a frequentare le montagne del Cuneese, dapprima attraverso gruppi organizzati e successivamente in modo autonomo insieme ad amici e compagni di cordata. In quegli anni si dedicò non solo all’escursionismo e all’alpinismo, ma anche all’esplorazione speleologica delle principali grotte del territorio. La montagna divenne rapidamente il centro della sua vita, un luogo dove mettere alla prova capacità tecniche, coraggio e desiderio di scoperta.

Parallelamente coltivò una grande passione per la fotografia, documentando paesaggi, ascensioni e itinerari con grande sensibilità artistica. Le sue immagini e le sue relazioni alpinistiche contribuirono a raccontare un’epoca fondamentale per lo sviluppo dell’alpinismo cuneese, caratterizzata da nuove vie, prime invernali e importanti sfide sulle montagne delle Alpi Marittime.

Nel 1960 Giorgio entrò alla SIP come impiantista telefonico, dimostrando anche nel lavoro precisione, serietà e capacità tecniche. Tuttavia fu soprattutto in montagna che espresse pienamente il proprio carattere: determinato, innovativo e spesso avanti rispetto al suo tempo. Tra le sue imprese più significative figurano ascensioni su cime considerate allora particolarmente difficili e pericolose, come l’Uja di Santa Lucia e il Corno Stella.

Il suo contributo all’alpinismo cuneese fu importante sotto molti aspetti: ripeté numerosi itinerari classici, realizzò varianti innovative, sviluppò la pratica delle ascensioni invernali e affrontò vie mai percorse prima dagli alpinisti locali. La sua attività contribuì a rinnovare profondamente la cultura alpinistica del territorio, introducendo uno stile più moderno, tecnico e ambizioso.

La sua vita si interruppe tragicamente il 3 agosto 1964 durante la discesa dalla Dent d’Hérens, quando precipitò in un crepaccio insieme al compagno di cordata Gianfranco Novelli. La sua scomparsa rappresentò una grave perdita per la famiglia, gli amici e tutto l’ambiente alpinistico cuneese. Ancora oggi Giorgio Tranchero viene ricordato come una figura simbolo della montagna piemontese: un uomo capace di vivere l’alpinismo con autenticità, passione e straordinario spirito di esplorazione.

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