La nostra storia

La sezione del CAI di Cuneo venne fondata nel 1874. Comprende attualmente le sottosezioni di Borgo San Dalmazzo, Busca e Dronero

La sezione del CAI di Cuneo venne fondata nel 1874. Comprende attualmente le sottosezioni di Borgo San Dalmazzo, Busca e Dronero; I soci presentano un trend in crescita dagli anni Ottanta, e attualmente superano le 2800 unità. La sezione organizza, attraverso la Scuola Sezionale Gianni Ellena, corsi di alpinismo, sci alpinismo. Ha un gruppo di alpinismo giovanile molto attivo Presenti anche attività di escursionismo/MTB, speleologia e la Corale La Baita. Dispone di una biblioteca con circa 2000 volumi, per il prestito e la consultazione, e pubblica la rivista “Montagne Nostre”. 

Il 27 novembre 1873 quando sul quotidiano cuneese La Sentinella delle Alpi comparve un trafiletto che diceva: “Siamo lieti di annunciare che, su invito del Club Alpino Torinese, si sta trattando, per stabilire nella nostra città, una succursale che verrà definitivamente riconosciuta quando il numero degli iscritti non sia minore di quattordici”. 

Il 4 gennaio 1874, una domenica con leggera pioviggine e con il barometro che, in discesa, preannunciava l’arrivo della neve, quando nel capoluogo si riunirono trentadue aderenti per fondare la Sezione del CAI. A breve si tenne la prima assemblea nella quale fu stabilita la quota sociale in 15 lire.

La nascita dell’alpinismo sociale nelle Alpi Marittime

La costruzione di reti ferroviarie e tramviarie avvicinò la montagna alla città. Le gite del CAI divennero sempre più apprezzate e seguite: esse avevano caratteristiche solo escursionistiche anche in relazione al fatto che non esistevano ancora punti di appoggio in quota. Con l’arrivo dei primi rifugi e la conseguente possibilità di pernottamento in quota, le uscite divennero invece tecnicamente più complesse assumendo le caratteristiche di vere e proprie ascensioni alpinistiche sociali. Si realizzò così un salto di qualità notevole nella tipologia e nella finalità dell’attività, che andò a contribuire in modo determinate sulla formazione degli alpinisti cuneesi di punta che da lì a poco avrebbero iniziato la loro attività esplorativa e di conquista. La grande guerra del ‘15-‘18 impose un fermo nell’attività che si protrasse fino al 1920,
quando la sezione cuneese venne ricostituita con l’inserimento della S.A.R.I. (Società Alpina Ragazzi Italiani), che con conferenze, pubblicazioni e gite portò un impulso nuovo alla vita sezionale. I tempi erano ormai maturi per pensare ad un rifugio tutto proprio e nel cuore delle Alpi Marittime. L’allora presidente F. Grazioli, alpinista autore di alcune “prime” prestigiose, si dedicò con abnegazione alla realizzazione di una struttura in muratura nell’alto Vallone di Lourousa. Il rifugio fu inaugurato nel 1931 e intitolato alla memoria di Costanzo Morelli, un socio della sezione che perse la vita nel tentativo eroico di trarre in salvo un suo compagno di escursione bloccato dalla tormenta. Negli anni a seguire sorsero i bivacchi che successivamente vennero man mano sostituiti dagli attuali rifugi, disseminati nei luoghi più suggestivi delle Marittime.

La rinascita del CAI di Cuneo nel dopoguerra

La seconda guerra mondiale allontanò dalla pratica alpinistica i giovani e gli appassionati, ma le montagne continuarono a vederli protagonisti: questa volta come partigiani e combattenti nella lotta di liberazione. Infatti durante la nascita delle prime unità partigiane i soci del CAI di Cuneo ricoprirono un ruolo di assoluta importanza: la conoscenza del territorio montano permetteva loro di condurre i gruppi partigiani in velocità nei sentieri di bassa, media ed alta valle, riducendo il rischio di incontrare pattuglie in rastrellamento. Negli anni del conflitto i rifugi e i bivacchi sezionali vennero gravemente danneggiati dagli eventi bellici: gli anni della guerra consegnarono genti e montagne ferite, segnate, senza risorse, ma con una voglia intima e forte di rinascita e di riscatto. I rifugi e i bivacchi erano da ricostruire, non c’erano fondi. Alla guida della sezione venne eletto l’avv. A. Bassignano che si prodigò nell’organizzazione di gite sociali del tutto particolari: si saliva ai colli, alle caserme di confine, superando dislivelli davvero considerevoli e si recuperava tutto il materiale di ferro che poteva essere reperito. Questo veniva trasportato a spalle fino a valle e venduto. In settimana venivano organizzate proiezioni di filmati a tema alpinistico a pagamento: il tutto permise di reperire il denaro necessario alla ricostruzione.
In questi anni vennero anche fondate le prime squadre organizzate di soccorso alpino ad opera di Matteo Campia, fortissimo alpinista locale, Accademico, Socio onorario del CAI e Presidente onorario della sezione fino al 2008, anno della sua scomparsa all’età di 97 anni. La rinascita del dopoguerra si espresse anche con un forte desiderio di cantare che diede così alla luce il gruppo corale “La Baita”, attivo ancora oggi ed apprezzato anche fuori dall’ambito nazionale. Sempre in quell’anno venne dato alle stampe il primo numero di “Montagne Nostre”, la rivista sezionale, ad opera della “SUCAI” (Sottosezione Universitaria del CAI di Cuneo ). La rivista, che attualmente viene pubblicata come bollettino sezionale due volte l’anno e saltuariamente come numero monografico di prestigio, ha custodito la memoria storica della vita sezionale e dell’attività alpinistica, riportando le vicende della sezione, le nuove vie e le prime ascensioni compiute nelle territorio di competenza della sezione fino al 1991, anno in cui vide la luce “Alpidoc” la rivista dell’Associazione delle Alpi del Sole che raggruppa e racconta l’attività di molte sezioni piemontesi e liguri.

La sezione possiede attualmente:

RIFUGI
0
BIVACCHI
0
CAPANNE
0

Dalle Alpi Marittime alla Groenlandia: l’evoluzione della sezione CAI di Cuneo

Nel 1962 un altro impulso innovativo e propositivo arrivò ancora una volta dai giovani: Gianni Bernardi giovanissimo e valente alpinista, fonda il gruppo dei “Cit… ma bon”, che apportò un cambiamento nel modo di vivere la montagna. Vennero fondate le scuole di scialpinismo e alpinismo, venne riorganizzato il Soccorso alpino e rinnovata la rivista sezionale, videro la luce le prime monografie sulle montagne locali, si trovò una sede. 

Nel 1962 un altro impulso innovativo e propositivo arrivò ancora una volta dai giovani: Gianni Bernardi giovanissimo e valente alpinista, fonda il gruppo dei “Cit… ma bon”, che apportò un cambiamento nel modo di vivere la montagna. Vennero fondate le scuole di scialpinismo e alpinismo, venne riorganizzato il Soccorso alpino e rinnovata la rivista sezionale, videro la luce le prime monografie sulle montagne locali, si trovò una sede. 

Nel 1967 il CAI si arricchì inoltre di una nuova componente: il Gruppo Speleologico Alpi Marittime.

Nel 1974, in occasione del centenario, la sezione organizzò per la prima volta una spedizione extraeuropea, in Groenlandia occidentale: quattordici soci si cimentarono in salite tra cui otto in prima assoluta e quattro in prima italiana. Per questo una montagna dell’isola artica L’Ulimaut, di 2090 metri, salita per la prima volta dal gruppo porta un nome che, nella lingua locale, significa Cuneo. 

Da allora la sezione è cresciuta sempre di più e, nel corso degli anni, ha visto la formazione delle prime sottosezioni, che permettono un miglior dislocamento territoriale. Al momento le sottosezioni sono tre: Borgo San Dalmazzo, Busca e Dronero, più votate all’organizzazione di numerose e apprezzate gite sociali, mentre alla sezione di Cuneo competono le attività dei corsi: speleologia, alpinismo, arrampicata, scialpinismo, escursionismo, alpinismo giovanile.

Hai delle foto delle montagne cuneesi fino al 1974 e vuoi condividerle?